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Da:  "Gatto Libero" <luciop@t...>
Data:  Mer Nov 24, 2004  12:02 am
Oggetto:  Re: Non cambia nulla ... (lunghissima, da Record)

 Mi scuso se intervengo, e replico con ritardo sull’argomento ampiamente dibattuto ed allargato.

Soprattutto dopo averlo innescato con una mail all’amico Egidio da Rieti !

 Ho letto nel frattempo, le numerose risposte contenenti diversi punti di vista. Ma, come ho imparato da anni di frequentazione della ML, mi sono astenuto da commenti a caldo: trovo sterile ed inutile utilizzare questa lista come palcoscenico per personalismi e flames fratricidi.

Anzi, sono andato oltre, e leggendo le numerose ed articolate risposte di Luciano Cottu, mi è venuta una incredibile curiosità e sono andato a leggermi il “Libro Bianco” Le gare di Pesca in Apnea a cura del Comitato di Settore Attività Subacquee edito nel 2002 e pubblicato in formato PDF sul sito della Federazione. Ben 48 pagine … bibliografia inclusa. E’ una lettura che va fatta.

 Vorrei a questo punto, prima di intraprendere le mie considerazioni, anche soddisfare un’altra curiosità che, data la mia ignoranza e l’infruttuosa ricerca, non sono riuscito ad esaudire.

E mi rivolgo a Cottu per sapere: a) che carica, ruolo, delega o altro riveste in FIPSAS/CMAS; b) in che veste è presente in lista e replica: personale o quella dell’eventuale punto a) ?

 Sono sicuro che Cottu vorrà rispondermi/ci quantomeno per sanare la mia ignoranza, prima che replichi alla sua risposta alla mia e-mail con oggetto: Non cambia nulla ... (ex ITALIANI IN DIRETTA!).

Allora.

Nella mia mail non vi era alcuna tesi, ma un mera e personalissima convinzione. Un pensiero da condividere o meglio, divulgare, solo per spiegare la mia mancanza di “entusiasmo” nell’apprendere un risultato di una competizione che per me ha lo stesso valore dell’oro olimpico vinto nel tiro con l’arco alle scorse olimpiadi.

Lode ai vincitori, ma non è che mi ha cambiato la vita, né sortirà alcun effetto immediato sulla disastrosa situazione in cui verte la Pesca in Apnea (di seguito PiA).

Specifico inoltre, per chi si è sentito offeso delle mie idee sulle Gare di PiA, che non ho nessunissimo pregiudizio sui garisti, su chi fa le gare, su chi le difende etc. Ho conosciuto e pescato con tanti che le fanno, le hanno fatte e le faranno e lungi da me discriminarli o incriminarli.

Anche perché so, come dici anche tu Cottu, che molti sono anche gli amatori dei giorni festivi e feriali. Mossi da passione e ottime intenzioni (senza fare di tutta l’erba un fascio o cercare le pecore nere !). Vorrei con questo sortire ogni dubbio sul tema. AMEN.

 Non credo Cottu, inoltre, che la PiA sia bandita dalle AMP per i bracconieri. Tema che hanno già affrontato altri “colleghi” della ML. La tua tesi, seppur fondata su indubbi riscontri e documentazioni (il TAM-TAM della AMP sarde … tutte), è un po’ come sostenere che per non procreare bisogna solo praticare l’astensione ! Mi sembra che possano esserci valide vie di mezzo. 

Nessuno ha la coscienza a posto alla Maddalena, parlo di essa in quanto anch’io conosco un pò la situazione, sia l’ente parco che i suoi vigilantes, sia le storie dei bracconieri locali e non, sia i forestieri residenti e/o villeggianti … tutto insomma all’italiana. D'altronde mi chiedo: perché è consentito ai residenti di pescare tutto l’anno nelle zone MB e ai villeggianti (e di conseguenza ai residenti) nei mesi estivi (con proroghe del tutto random) “nelle zone prospicienti l’isola della Maddalena” previo costoso e disatteso permesso ?

Siccome se la sono voluta … quest’anno non vi erano i permessi, cioè era stata abolita tale deroga: meno soldi per l’ente, ma anche meno grane per la GdF, la CP, la Forestale … che erano incazzati come le bisce per il lavoro che dovevano fare per “sanzionare” i trasgressori individuati dai vigilantes dell’ente parco. Conclusione: a pesca solo i residenti e … i bracconieri !!!!!!

Un tale comportamento mina alla base l’obiettivo della costituzione delle zone MB della AMP e non si capisce il perché la mia fucilata sia diversa da quella del residente.

Ma ti descrivo cose che tu conosci.

 Non vorrei, e me lo detta il buon senso, nemmeno far scadere la discussione rintuzzando su questo e su quell’altro bracconiere, su chi vende il pesce e chi no, su chi rispetta i limiti e chi no ..etc. etc. etc. Rischieremmo: a) di andare a mille e una notte parlando di cose dette da terzi ; b) di non affrontare il vero tema del dibattito PiA e suo modello “spendibile”; c) di parlare di “anomalie” della PiA che andrebbero “curate” a livello di rispetto delle leggi … le solite cose italiane !; d) di sentirci scrivere … chi è senza peccato scagli la prima pietra !

 IDEM sulle video cassette.

Ritengo che se il famoso video “Pesca d’inferno” (diciamo titoli che conosciamo), come si vocifera, abbia fatto chiudere per anni la pesca in Tunisia, molti dei video “didattici” in commercio, pregevoli per i contenuti e fattura, non possano che essere estremamente utili alla causa.

Apprendere una tecnica, avere nozioni di biologia, di apnea, di acquaticità, di sicurezza; poter capire il perché di alcune scelte sull’attrezzatura, etc. etc. etc. sono forieri di quella “didatticità”  che la Federazione tanto persegue attraverso la pratica dell’agonismo (cito, pag 5 Libro Bianco, capitolo 1, ultimo paragrafo): “ destinato a svolgere un effetto educativo anche nei confronti di coloro che agonisti non sono: filosofia comune di tutte le attività agonistiche della FIPSAS”.

 E’ ovvio che cassette come quella dell’inferno tunisino e tante altre in commercio mal si sposano con tali finalità educative e fondando la loro vendita solo sulla spettacolarità e abbondanza delle catture, sulla eccezionalità della preda, possono effettivamente ricadere nel settore “mattanza”. Alcune ne ho viste, poche e straniere … per fortuna.

 Purtroppo nel passato tale “mezzo” divulgativo non era in uso. I VHS e i DVD appartengono alla storia recente. Quando Scarpati e Toschi nel 70 andavano in acqua ed io leggevo Topolino (avevo 8 anni, ma lo leggo ancora, talvolta) i VHS non esistevano ed i proiettori 8mm erano un vero supplizio da operare ! Magari avessimo potuto fruire della loro didattica … Purtroppo solo i libri e gli articoli di Marò ci riportano a quelle epoche … oltre ai racconti dei decani e alle foto di qualche archivio.

Pertanto, dico io, ben vengano le videocassette ben fatte. Anche se - non lo nego - una bella fucilata al più grosso e gustoso dei dentici fa sempre sospirare la signora/rina, di turno, tra gli spettatori.

Ma questa è la finalizzazione della caccia: la cattura. E’ inutile nasconderlo … sott'acqua.

 Dopo questa lunga precisazione sulle tue osservazioni, mi accingo a rientrare in tema e fare un ulteriore passo.

 Gli attacchi cui è sottoposta la federazione sono principalmente dovuti ai tanti “coloro che agonisti non sono” (e che la FIPSAS dovrebbe educare attraverso le gare, dopo averli tesserati), che giudicano fallimentare o immobilistica la politica nei confronti delle istituzioni per difendere la PiA. Da qui una ridda di accuse, botte e risposta che spaziano dalla campagna sulla sicurezza, alla pesca nelle zone C delle AMP; dalla obbligatorietà di tesseramento, alla nascita di confederazioni/onlus alternative; dalla laicità delle gare e loro regolamenti, all’amatorialismo puro … etc. etc. etc.

Ma penso che questo, se me lo consenti, sia dovuto principalmente da una contraddizione in termini. E’ il ruolo che la FIPSAS riveste agli occhi di “coloro che agonisti non sono”, l’ambiguità che essa riveste (e che poco considera) agli occhi dei suddetti, tesserati e non, i quali si meravigliano di quanto poco venga fatto per LORO che “agonisti non sono” !!!! E qui veniamo al punto, Cottu.

 La FIPSAS ha scritto NERO su BIANCO cosa fa, sono LORO, “coloro che agonisti non sono”, che non vogliono leggere, ovvero capire. Se tutti avessero la costanza ed il tempo di andarsi a leggere il famoso Libro Bianco succitato, praticamente una tua creatura, seppur non condividendo tutti i contenuti, capirebbero perché la Federazione fa, o non fa, quello che fa  (scusa il gioco di parole !). Ovviamente nel bene e nel male.

 Io sono tesserato e consapevole, da sempre, oggi con certezza, dopo aver letto il Libro Bianco.

Sono certo che questa Federazione, giustamente, pochi sforzi compirà per difendere i miei interessi tra i “coloro che agonisti non sono” e me lo spiega per filo e per segno nel Libro Bianco: pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo.

Un lavoro che non voglio assolutamente giudicare, né criticare (non ne ho i mezzi, la volontà e le finalità), ma che ho dovuto interpretare per capire se la Federazione mi rappresenterà mai nelle esigenze che ho tra “coloro che agonisti non sono”.

 Riassumo ciò che ho capito !

 Nella introduzione del Presidente Azzali si cita alla prima riga che “la pesca subacquea è la madre di tutte le attività subacquee”, e chi potrebbe non condividere, e subito dopo specifica: “La FIPSAS è principalmente un’organizzazione sportiva finalizzata a promuovere e gestire l’attività agonistica e, tra queste, anche la pesca in apnea. La FIPSAS ha, inoltre, anche il dovere di tutelare la propria immagine e le attività che organizza.

E’ importante questo punto perché è il cardine dell’attività. E il Libro Bianco persegue i suoi obiettivi finalizzati a dimostrare la compatibilità della PiA in generale, con l’ambiente (catture selettive, impatto minimo etc., etc.), ma sempre poi arrivando alla conclusione che l’agonismo è l’unica forma di PiA praticabile, per tutta una serie di motivi (condivisibili o meno) che sono riportati nell’elaborato.

Ma soprattutto c’è l’aspetto educativo della disciplina agonistica che da un PLUS alla PiA: “considerare attentamente lo spirito che sottende alle manifestazioni sportive organizzate dalla FIPSAS, basate sul concetto della qualità’ del prelievo piuttosto che su quello della quantità’. L’esempio della pesca in apnea, permeata come vedremo di criteri di “scelta ragionata” della preda sportiva, conserva grandi valori sociali ed educativi.

A volte capita che atleti ancora inesperti portino alla pesatura prede al di sotto del peso minimo stabilito che, come tali, vengono scartate perché non valide. Al di là della penalizzazione in termini di punteggio, questo fatto provoca sistematicamente la decisa e chiassosa disapprovazione del pubblico, conseguenza del principio educatore che, tacitamente, sta alla base della specialità”.

E ancora: “E’ opportuno quindi promuovere, incentivare, professionalizzare maggiormente gli indirizzi offerti dalle manifestazioni agonistiche di pesca in apnea. I regolamenti che stabiliscono pesi minimi, specie valide e non valide adottati nelle gare sono inevitabilmente destinati a svolgere un effetto educativo anche nei confronti di coloro che agonisti non sono: filosofia comune di tutte le attività agonistiche della FIPSAS”.

Tutto ciò nel 1° Capitolo La FIPSAS, sub 1.1, “Per uno sport di qualità”.

 Quindi il messaggio al lettore è: premesso che c’è PiA e PiA, quando peschi in gara ciò ti educa.

 Nel Capitolo 1.2 Azzali scrive, sulle attività della FIPSAS, che esse hanno permesso con la loro continuità nel tempo di disporre dei dati di prelievo delle gare di pesca sportiva negli anni. Tant’è vero che sulla base dei risultati dei campionati Italiani dal 1966 al 1996 con un vuoto negli anni dal 1975 al 1982 (7 anni di buco !), si basano alcune IMPORTANTI considerazione della ricerca effettuata dal Centro di Diversità Biologiche del WWF, intitolata “Impatto della pesca sportiva nei mari italiani”, di V. Crespi, ed E. Leopardi … (ma di che anno non vi è scritto !!!!)

 Lungi da me voler riportare il tutto (andate a leggere pag. 6) ma, Cottu, tu commenti a fine pagina: “Gli autori, analizzando anche le catture nei Campionati di seconda categoria e per società, con tre atleti per squadra, osservano come via via si scenda di livello aumenti il numero delle prede sotto taglia, e quindi non valide, portate al peso. Tutto ciò sembrerebbe confermare la correlazione tra il dilettantismo ed il numero delle catture sotto taglia

 Qui vi è un’altro messaggio importante per “coloro che garisti non sono”: più scarso sei, più danno fai.

 Anche se al capitolo 3.5 (Attività di pesca illegali) si cita, sempre dallo stesso studio: “È superfluo e retorico affermare che i danni maggiori arrecati ai mari italiani, così come a tutto il Mediterraneo, sono dovuti principalmente all'inquinamento e ad un eccessivo sforzo di pesca operato a livello della pesca professionale.”.  Ciò dopo aver analizzato anche tutte le tecniche di pesca di frodo possibili,  BRACCONAGGIO (nelle AMP) compreso.

Cioè, mi sembra di capire, che nonostante i vari retropensieri e fuochi incrociati, anche la Federazione, riconosce nel suo elaborato, chi è il colpevole !!!!!

Anche se nelle conclusioni (3.6.4 di pag 23) si commenta: “Le osservazioni fatte dagli autori rappresentano un tentativo di inquadrare la pesca sportiva secondo canoni di correttezza scientifica. Le valutazioni riportate sono frutto di osservazioni medie ponderate. Il risultato è che nella pesca in apnea si evidenziano alcune peculiarità di azione rispetto a determinate specie bersaglio, ma nello stesso tempo viene sfatato il concetto che vede la pesca subacquea quale causa di rilevante depauperamento delle biocenosi marine, salvo si voglia inserirvi anche le azioni di pesca illegali effettuate con autorespiratore, di notte o con tecniche antisportive come la pesca “a trainetta” (pesca a traino stretto dell’imbarcazione).”

Ciò sulla base del succitato studio che è l’ossatura del libro bianco.

 Apro una parentesi: su una bibliografia di 22 testi (tra cui anche un articolo di mondo sommerso del 2002 e pubblicazioni FIPSAS) lo studio del WWF ricopre l’85% circa dei riferimenti bibliografici.

Ripeto, è un peccato che non vi sia l’anno di pubblicazione.

Ovviamente il Libro è articolato in tutta una serie di interessanti capitoli e riferimenti anche di natura medica e biologica, soprattutto interessante è lo studio sulle AMP, ma il messaggio più importante giunge a pagine 36 e 37 del capitolo intitolato “Esiste un’etica ludico – sportiva ?”, scritto proprio da te, Cottu.

Cito, rimandando il lettore interessato alla lettura completa del capitolo: “Tutte queste specialità vivono anche di una dimensione agonistica che si configura in una serie di manifestazioni a carattere nazionale e internazionale. Manifestazioni che sempre più dovranno avere una connotazione educativa, intesa come “esempio” per gli hobbisti di come sia opportuno avvicinarsi eticamente alla specialità stessa, garantendone in tal modo l’esistenza futura.

Al termine di una manifestazione di pesca in apnea oggi anche un principiante non esce dall’acqua con una preda troppo al di sotto del “peso minimo”, perché gli hanno insegnato che in gara le prede sotto il peso minimo non valgono, così come non valgono i polpi e tutta una serie di altri pesci: e comunque in cuor suo sa di aver catturato una preda piccola e quindi di scarso valore sportivo.

Di fatto la gara rappresenta un veicolo importante per l’educazione tecnico sportiva di chi pratica la pesca in apnea, curandone nello specifico frangente anche l’aspetto legato alla sicurezza. Se in una cinquantina d’anni si sono registrati centinaia d’incidenti mortali tra i pescatori in apnea, durante le manifestazioni agonistiche si è registrato ad oggi un solo caso mortale.

Anche se, davanti alla morte, parlare di statistiche può sembrare fuori luogo, questa casistica dimostra che nella gara gli standard di sicurezza sono elevati rispetto alla pratica hobbistica perché l’ambiente sportivo promuove lo sviluppo di misure di prevenzione e di soccorso in caso di incidenti, la preparazione fisica e mentale, l’utilizzo di metodiche di allenamento sempre più efficaci, il rispetto delle regole.”

 Questo in effetti a ci dice ancora una volta e chiaramente che:

 a)      le gare educano ai prelievi e alla sicurezza

b)      siccome sono regolamentate è difficile andare contro legge (rispetto delle regole)

c)      sono sicure perché opportunamente vigilate

d)      gli hobbisti sono esposti a rischio

 si calca ancora una volta la via del: “si pesca solo per gareggiare”, l’amatore è esposto ai rischi e non è controllabile (leggasi prelievi contro legge !).

 E nello stesso capitolo, alla fine, come logica conclusione si accenna a quanto tutti sappiamo dovrebbe, di conseguenza, accadere: “Altro obiettivo primario della FIPSAS è quello di salvaguardare, attraverso l’educazione, le regole e la riduzione dei fattori di rischio, l’incolumità degli appassionati che praticano la specialità. Per gareggiare è obbligatoria una visita medico-sportiva di tipo B e il conseguimento di un brevetto tecnicobiologico: specificità che col tempo dovrebbero entrare a far parte anche del patrimonio culturale del pescatore apneista non agonista. A tal fine potrebbe anche essere utile valutare l’istituzione di una licenza/brevetto che preveda il possesso di tali requisiti, anche senza una tassa da pagare annualmente.

L’importante è che in tali corsi sia obbligatorio fare riferimento alla didattica relativa alla pesca in apnea sviluppata in ambito FIPSAS, in quanto unico ente riconosciuto con l’autorevolezza necessaria avendo sviluppato un’esperienza di mezzo secolo.

Si potrebbe studiare un modello organizzativo con diverse forme di collaborazione fra le varie agenzie interessate, per i diversi settori d’intervento: normativo, biologico e tecnico- sportivo.”

E anche qui mi sembra chiarissima la tendenza, senza ombra di dubbio: tu, amatore, hai bisogno di una certificazione da parte nostra, che possediamo l’autorevolezza per dartela, affinché tu possa annoverare nel tuo bagaglio conoscitivo quei requisiti che l’agonismo tanto sviluppa e coltiva.

Fino ad arrivare alla pirotecnica “Nota Conclusiva” (pag. 47) del Presidente che scrive: “L’attività agonistica della pesca in apnea, svolta in Italia dal 1966 al 1996 (con 7 anni di buco n.d.r.), testimonia una costanza del pescato, in contrasto con le comuni aspettative di una continua diminuzione.

Inoltre la dimensione numerica dei praticanti (circa 800), il numero contenuto delle gare, le regole ed i limiti, sia nel peso che nelle specie, imposti dalla F.I.P.S.A.S. confermano come tutta l’attività sia in grado di autogestire il proprio impatto ambientale, peraltro ritenuto compatibile dalla comunità scientifica, specie se confrontato con quello della pesca professionale, della pesca di frodo e di tutti i fattori dell’inquinamento marino.

Un altro aspetto significativo emerge dall’immagine dell’agonista, soggetto in possesso di un’etica sportiva, di un’educazione tecnica e di una cultura ambientale.

Tutto ciò non significa che la F.I.P.S.A.S. non debba farsi carico di rinnovare ed adeguare costantemente le regole alle mutate condizioni socio – ambientali. Ma non da oggi l’impegno, su questo punto, è totale.” AMEN (nd.r.)

Lascio agli amici e lettori il giudizio sulla tesi e i contenuti letti.

Mi avvio alla conclusione.

Ma, quindi, se capisco bene, 800 praticanti agonisti sono in possesso di un’etica sportiva, di una educazione tecnica e di una cultura ambientale tali da essere il famoso “modello spendibile” verso le Autorità ?  Gli amatori, cioè “coloro che agonisti non sono” non solo non hanno i requisiti suddescritti, ma non posso rappresentare un modello spendibile per la PiA essendo, quando non soggetti ad illegalità, esposti a tutti i rischi della disciplina.

Pertanto, attraverso le gare, partirà, partirebbe, dovrebbe partire, questa evangelizzazione dell’amatore che, tesserato, brevettato ed “agonizzato” (bel gioco di parole !) diventa un nobile fucilatore che vagherà protetto, nelle poche zone che il Ministero dell’Ambiente deciderà di non trasformare in AMP.

Insomma è come se per provare il piacere di guidare, della velocità , domani dovessimo tutti essere piloti di formula 1 e ritrovarci esclusivamente nei circuiti … un po’ come nei campi di gare.

C’è una via di mezzo ??? C’è una soluzione  intermedia ?’ AMP comprese ????

 A proposito di tali AMP ho trovato interessantissimo il capitolo 7 sull’argomento. Solo il finale ci si scrive un po’ addosso come sempre.

Ma dunque, Cottu, è questo che la FIPSAS voleva trasmettermi/ci ????

Ho colto il senso, il succo, dopo 48 pagine più o meno interessanti ????

Sono dunque questi i motivi per cui le gare devono continuare a esistere ed essere il “modello spendibile” ai tempi d’oggi ????

Sono questi gli argomenti per “agonizzare” tutti ed asserire che si debba solo pescare in gara e soprattutto imparare solo in gara ????

Non voglio commentare la tesi che si snoda e permea le 48 lunghissime pagine partorite, ma ho capito il messaggio ??? Ho capito quello che capirebbe leggendo, un funzionario del Ministero e/o il Ministro dell’Ambiente??? Un ecologista o un sindaco di una zona pronta ad AMP ????

Ma quanto può durare ciò ???

Dove sono le nuove leve: si parla di 800 praticanti. 800 ! Ma da che vivaio vengono e dove si allenano ???? Quanti ne sono oggi 2004 e quali sono le proiezioni del 2010 ???

Ma cosa accadrebbe se questo fallisse ????

Cosa succederebbe se il CIO disconoscesse la tesi e le Gare, dunque, non facessero più parte di una riconosciuta attività Olimpica ???? Cosa succederebbe ????

Cosa cambierebbe per te e cosa cambierebbe per me nell’immediato ????

Io, Cottu, sono dell’idea che è meglio prevenire che curare, e non vedo un futuro roseo ne per le gare, ne per gli amatori.  Ma con una differenza. Una sola.

Io che bracconiere non sono, pescatore professionista nemmeno, ma che penso di possedere tutti i requisiti per praticare in sicurezza la PiA, tutte le conoscenze tecniche e non, per una disciplina selettiva e formativa anche nei suoi aspetti amatoriali, non avrò di che rammaricarmi se non di aver perso la cosa che ho più amato al mondo dopo gli affetti familiari terreni. Dopo essermi tesserato !

La FIPSAS invece dovrà rinunciare a qualche poltrona, a qualche stipendio, a qualche soldo a qualche sponsor.  Ma avrà il rammarico di aver fallito nel suo “modello spendibile” perché pur dedicandosi così alacremente ad inseguire il regolamento eco-compatibile di turno ha guardato il DITO e non la LUNA. Ha curato gli interessi suoi e di 800, più che nobili ed ammirevoli garisti (altro che Cavalieri, Maestri e affini), una elite di pochi a discapito delle migliaia di appassionati che per decenni hanno comprato i marchi che sponsorizzano le competizioni, mantenendo in piedi un settore. A discapito di quegli hobbisti che, come me, passano il tempo a ticchettare su una ML o forum, a sfogliare riviste (comprandole) a immergersi sempre comunque e dovunque … DIVULGANDO con passione, e disinteressatamente questa disciplina.  E il fiorire di molte aziende artigianali, che stanno soppiantando per know-how e ricerca le blasonate ditte storiche, sono un chiaro segnale che “coloro che garisti non sono” fanno quel misero e sparuto mercato della PiA.

Questo è quello che i miei colleghi “coloro che agonisti non sono” forse non hanno capito, perché non hanno letto il Libro Bianco, o non hanno capito il linguaggio politichese usato nelle passerelle di turno: la FIPSAS è una federazione di AGONISTI e difende, giustamente, ad oltranza la categoria. E’ nello statuto, nel DNA.

Questo è quello che, onore al merito, la FIPSAS ha scritto e dichiara.

Questo è quello che molti, “coloro che agonisti non sono”,  non hanno capito o non vogliono capire.

E fino a che questo non sarà chiaro, sarà inutile azzuffarsi e accusarsi di immobilismo, di menefreghismo, di pressappochismo etc.

E qui sono “coloro che agonisti non sono” a essere incongruenti. O a far finta di essere fessi.

E come se fossi un artigiano e mi volessi far rappresentare dalla Confindustria !!!!!!

 I “coloro che agonisti non sono” non hanno nemmeno titolo a criticare le fallimentari negoziazioni di turno. E nemmeno voce in capitolo, anche se dopo un po’ i negoziatori potrebbero anche cedere il posto ad altri.

Come Azzali a Rieti lo scorso anno disse ad un focoso interlocutore in platea che lo attaccava veementemente: “lei non è tesserato quindi con lei non parlo”. La Federazione non vede il motivo di rappresentare “coloro che garisti non sono”. Non può farlo.

Questo, Cottu, sono le mie considerazioni sull’argomento.

Siamo su piani diversi e finchè non si troverà una via di mezzo continueremo sempre a dibattere girando in tondo e scrivendoci addosso … perché ad oggi le uniche vie possibili sono: o diventiamo tutti agonisti o la Federazione si dedica pure all’amatore cioè non esclusivamente alle gare.

Tutte e due soluzioni utopistiche: per problemi ideali la prima, per problemi finanziari la seconda.

Mi scuso per la prolissità e spero non me ne vorrai se ho disgraziatamente ecceduto nell’enfasi in alcuni temi, ognuno ha il suo stile. Di sicuro questo scritto non vuole essere offensivo ne per la Federazione e le Gare, ne per gli amatori e gli hobbisti. Riporta alcune considerazioni personali.

Vuole essere, dunque, solo una personale disamina del problema relazionale Federazione/Hobbista alla luce delle recenti tematiche e dopo una accurata lettura del Libro Bianco da te, si può dire, curato.

Ti ringrazio in anticipo per le risposte e delucidazioni che vorrai dare a me a ai tanti garisti e non fiduciosamente attenti ed iscritti in ML.

Saluti.

Lucio

GattoLibero

Na/Rm

 




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